Arrivo a casa, finalmente. Faccio per entrare nell’androne, quando chi mi esce dal portone? Il vecchietto grafomane.
- Salve. – gli dico, mentre mi passa a fianco.
Si blocca. Si gira a guardarmi, ergendosi in tutto il suo metro e sessanta.
- Non le permetto di dirmi “salve”!
“Oddio”, penso, “e adesso cos’ha?”
Lui si accorge della mia sorpresa, e mi trae d’impaccio:
- San Gregorio Magno, in una sua lettera, spiega che “salve” sta per “osanna”, “alleluia”. Non merito un salve.
Sorride. Sorrido anch’io.
- Ha ragione. Buona sera, allora.
Entro. Lo sento ridere fra sé, mentre si avvia sul vialetto d’ingresso.
Accidenti al mutuo.