Friendfeed

Iscriviti a me su FriendFeed

Cosa si legge ad Elea

Blogfamily on Flickr

www.flickr.com
Questo è un badge Flickr che mostra le foto di un set chiamato Istria 2007. Crea il tuo badge qui.

Elea's Burning!

 Subscribe in a reader

My RSS Feeds








Quante volte?

E da quanto tempo?

  • 5 yrs 5 wks 4 days old
  • Updated: 4 Feb 2010
  • 1,087 entries
  • 4,476 comments

Quanto manca alle prossime ferie

Liberazione!

Calendario

««Feb 2010»»
SMTWTFS
 
1
23456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28

Post sotto l'Albero - 2009

Questo blog esiste per colpa di

Ultimi graffiti sulla Porta Rosa

DOVE VOGLIO TORNARE

Monday, 1 February 2010

L'APOCALISSE È VICINA/28

Monday, 18 January 2010

L’APOCALISSE È VICINA/27

Friday, 8 January 2010

Fantacalcio

Traffico sulla via di Porta Rosa

Total: 1,039,791
since: 2 Jan 2005

MIKE L’ILLUSIONISTA, MIKE IL PEDAGOGO

posted Wednesday, 9 September 2009
È morto Mike. Vabbé, mi dispiace.
Ma ci sono almeno un paio di ragioni che me lo facevano considerare parte del male, un alfiere per nulla secondario del lato oscuro della forza. Ragioni del tutto parziali, sia chiaro, legate come sono al mio idiosincratico modo di veder la vita e di concepire l'umano.
La prima ragione è che è vero, come tutti i giornali strombazzano, che Mike è stato il papà della tv italiana. Ma, santa pazienza, è anche vero che la tv italiana fa cagare. Ma come: quando i ggiovani fanno qualche cazzata, tutti lì a dire che la colpa è dei genitori, vivi o morti che siano (il che non è sempre vero, e tuttavia si dice). Se invece è la tv a fare schifo, il fatto che il papà sia morto lo solleva da ogni responsabilità?
Non imputo a Mike Bongiorno tutto ciò che vi è di negativo nel modo in cui la televisione si è evoluta, soprattutto negli ultimi venticinque anni. Ma la mia non è neppure un'accusa generica.
Ciò di cui accuso Mike è di aver introdotto in Italia l'idea che la tv non rappresenti la realtà, non la mostri, ma che, al contrario, la crei.
Accuso Mike di essere stato il primo - e, almeno all'inizio, il solo - ad aver promosso la capacità del mezzo televisivo di creare una realtà altra, parallela, fatta di spigoli smussati e mediocrità spacciate per sublimi, e ad averla presentata come modello, come idea platonica cui la realtà deve ispirarsi.
Mike è stato il primo creatore di personaggi. È stato il primo a prendere persone affatto comuni e ad elevarle al rango di tipi umani, aprendo la strada che alla lunga avrebbe portato ai tronisti, alle veline, alle ragazze di Non è la Rai e ai Pincopallo del Grande Fratello. Tutto era implicito già nelle signore Longari, negli Inardi e in tutti gli altri signor Nessuno che grazie a Mike hanno raggiunto il loro quarto d'ora di celebrità. Il mondo del quiz è un altro mondo, è il regno di Cuccagna, il paese dei Balocchi cui l'italiano men che medio ha sognato di prender parte per uscire dal grigiore della propria esistenza grazie a virtù in fondo piuttosto laterali, come la conoscenza dei misteri della vinificazione, delle abitudini degli insetti o delle opere liriche. Un mondo di cui solo Mike per lunghissimo tempo ha tenuto le chiavi.
Finché è rimasto alla Rai Mike ha dovuto comprimere questa sua intuizione (o meglio, vocazione, visto che d'intuizione non si può parlare, essendo stato il Mike un puro tramite - creativo e a suo modo geniale, ma sempre tramite - del modo americano di far televisione, già in vigore oltreoceano da un bel po' quando da noi la tv era ancora un ufo), stretta com'era fra altre concezioni di tv, improntate a velleità educative o ideologicamente propagandistiche, ma proprio perciò maggiormente legate al vissuto dell'italiano medio. Il coraggioso passaggio a Telemilano e a Mediaset, da questo punto di vista, ha aperto al Mike degli orizzonti sconfinati: quella che alla Rai era una visione fra le altre diventava concezione programmatica e dominante. Mike ha dato un'anima, la propria anima, alla tv commerciale. La tv, da strumento finalizzato a conoscere e interpretare il mondo, è divenuta definitivamente una creatura demiurgica, fattrice e creatrice, capace di assemblare realtà fittizie eppure così apparentemente reali da determinare, o perlomeno influenzare grandemente, lo sviluppo della realtà stessa. Ormai è la realtà ad ispirarsi alla tv, e se il quotidiano non corrisponde all'immagine televisiva, è il quotidiano ad essere sbagliato. C'è chi su questo ha costruito le proprie fortune politiche. Ma alle spalle c'è Mike, l'illusionista.
La seconda ragione - deformazione professionale! - è pedagogica. In un'Italia ancora composta in larghissima parte da contadini e operai, abituati da una lunga esperienza a legare la concezione di sé e della propria dignità al lavoro e alla fatica, alla creazione delle proprie mani e del proprio ingegno; in un'Italia ancora convinta che la cultura consistesse nella capacità di conoscere il reale afferrandolo nelle sue ragioni più profonde - Mike ha introdotto l'idea tutta americana del successo come misura della dignità, della grandezza della persona valutata in base alla prestazione.
Negli articoli dei giornali di oggi c'è chi contrappone i quiz di Mike - per i quali occorreva essere ferrati e preparatissimi in almeno una disciplina, ed avere un bagaglio complessivo di conoscenze oltremodo ampio - ai quiz odierni, fondati sulla domandina, l'aiutino e in ultima analisi sulla botta di culo. Niente di più falso, la logica è la stessa: i secondi sono solo l'estensione quantitativa dello spirito dei primi, una sua democratizzazione, il modo per rendere accessibile alla massa il sogno della realizzazione di sé da perseguire attraverso la performance di un solo momento.
La logica del quiz, tanto di Mike quanto di Papi, Scotti o Amadeus, sta nel misurare - in migliaia di euro - quanto valgo a partire dall'eccellenza di una prestazione: che poi questa consista, come dicevo prima, nel conoscere a menadito la vita di Totò o tutte le canzoni italiane degli anni '50, non importa. L'importante non è realizzarsi globalmente come donna o come uomo, ma riuscire in qualcosa, qualunque cosa essa sia. Il Mike di Lascia o raddoppia? e di Rischiatutto conservava ancora un residuo romantico del senso della propria dignità come frutto di lavoro e fatica, ma questo senso si è andato via via perdendo fino a giungere alla Ruota della fortuna (immagine quant'altre mai simbolica di un certo modo d'intendere la vita ed il destino), programma del tutto indistinguibile nella sua filosofia dai tanto vituperati quiz odierni, e al quale Mike ha legato ben quattordici anni del proprio lavoro.
I risultati di questo lavoro pedagogico ce li ho sui banchi tutti i giorni: al wannabe campioncino di calcio o di freccette, alla velina in erba o alla modella, la scuola insiste a proporre - attraverso una pletora di esempi e un intero orizzonte di discipline - una concezione di cultura, di umanità e di dignità tanto distanti che, almeno in apparenza, tanto varrebbe parlar loro in sanscrito. Salvo poi, in sede di scrutinio, esigere una valutazione in termini di competenze e abilità, di prestazioni, appunto, che finiscono per ridurre la persona ad un collage di performance attese o disattese in cui l'identità dell'individuo non ha alcuno spazio.
Mike l'illusionista, Mike il pedagogo ha vinto persino a scuola - e ne constato i danni ogni giorno che passa.

tags:      

links: digg this    del.icio.us    technorati