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Ultimi graffiti sulla Porta Rosa

MALASANITÀ

Sunday, 29 June 2008

A MARZAMEMI, A MARZAMEMI!

Monday, 30 June 2008

TUTTI MORIMMO A STENT

Saturday, 28 June 2008

ROMANO DENTRO

Monday, 2 June 2008

TANGO, ANNO TERZO. CONCLUSIONE

Tuesday, 3 June 2008

Traffico sulla via di Porta Rosa

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BLOCK-NOTES/4

posted Thursday, 5 January 2006
Il tema è di quelli spesso dibattuti, ma di stretta attualità: tra i motivi della scarsa credibilità politica della sinistra ci sarebbe la puzza sotto al naso. In altri termini, un complesso di superiorità morale antropologicamente infondato, oltre che umanamente fastidioso e politicamente controproducente.
Luca Ricolfi, intervistato dal Corriere, interviene sullo psicodramma che sta andando in onda in questi giorni. Lo straniero di Elea, uomo senza patria e privo di appartenenza a luoghi che non siano al di là del mare, è rimasto colpito da alcune frasi che gli sono parse interessanti e degne di riflessione. L’articolo nella sua interezza lo trovate qui (se registrati).
Che cosa potrebbero dire Umberto Eco, Antonio Tabucchi, Carlo Ginzburg, Alberto Asor Rosa o Edoardo Sanguineti su un tema come questo se non fare affermazioni di senso comune? Se parlassero, mi verrebbe da replicare: perché intervenite oggi e non l’avete fatto prima quando si era in tempo per denunciare i guasti?
È dalla metà degli anni ’70 che l’intellettuale ha rinunciato alla sua funzione primaria, che, come diceva Norberto Bobbio, è di criticare soprattutto la propria parte. E questa rinuncia mi è apparsa grave quando il ceto intellettuale ha fatto scena muta di fronte alla distruzione della scuola e dell’università di cui sono stati protagonisti due ministri di sinistra, Luigi Berlinguer e Tullio De Mauro. Lo stesso silenzio ha avvolto l’occupazione della Rai dopo la vittoria alle elezioni del 1996. Il problema della libertà dell’informazione si poneva soltanto quando c’era da attaccare Berlusconi, non quando veniva aggirata una sentenza della Corte Costituzionale per mantenere il controllo di tre reti televisive su sei.
Un’osservazione interessante l’ha fatta oggi Massimo Cacciari in un’intervista alla Repubblica: il rinnovamento della politica non si affronta con richiami moralistici, ma con programmi. Anche Napoleone faceva affari, però era Napoleone.
Ritengo normale che Fassino chieda a Consorte informazioni sulla scalata alla BNL, ma da cittadino comune trovo sgradevole quando il segretario Ds fa la parte della verginella.
Non credo che la strada giusta sia una rigida e utopistica separazione tra affari e politica. Il modello migliore è quello americano, basato sul principio di trasparenza.
Corriere della Sera

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